Consulente · International Business

Esperienza globale
al servizio della
tua crescita

Trent'anni di mercati internazionali, 56 paesi, 5 continenti. Aiuto aziende e start-up italiane a costruire la propria presenza nel mondo con metodo, relazioni e strategia concreta.

56
Paesi
5
Continenti
5
Lingue
30+
Anni
Roberto Smaniotto
Roberto Smaniotto
Una carriera costruita
sul campo, in ogni angolo del mondo

Sono Roberto Smaniotto, consulente per l'internazionalizzazione con oltre trent'anni di esperienza maturata come dirigente in grandi realtà industriali italiane. Ho costruito la mia carriera viaggiando nei cinque continenti, costruendo relazioni dirette con clienti e partner in mercati profondamente diversi tra loro.

Ho creato e gestito reti di vendita internazionali nei principali territori mondiali — dall'Asia al Medio Oriente, dalle Americhe all'Africa — imparando sul campo che ogni mercato ha le sue regole, i suoi tempi e la sua cultura.

Con la mia azienda Forza G®, specializzata in purificazione e riciclo di fluidi reflui da produzione con soluzioni tailor made, ho penetrato 56 paesi nel mondo. Un percorso che mi ha insegnato cosa significa davvero costruire un brand internazionale, stare sulle fiere giuste e scegliere i partner corretti.

Oggi metto questa esperienza a disposizione di nuove aziende e start-up che vogliono crescere oltre i confini italiani. Perché il prodotto italiano ha un valore autentico nel mondo — e spesso manca solo il metodo per valorizzarlo.

Fondata e guidata da Roberto

Forza G®

Purificazione e riciclo fluidi reflui da produzione, tailor made. Presente in 56 paesi al mondo attraverso reti di distributori e agenti selezionati.

Lingue parlate fluentemente
ItalianoInglese FranceseSpagnoloTedesco
Aree di competenza
Export strategy Reti vendita Brand building Fiere internazionali Mentoring start-up EMEA · APAC · Americas
I miei libri
RS
UN PRECURSORE DI NOME ROBERTO
Smaniotto
Edizione Italiana
Un Precursore di Nome Roberto
Una breve biografia della prima parte della mia vita
Un estratto di vita e di esperienze che racconta la resilienza, la determinazione e la crescita di un uomo che ha attraversato il mondo. Una guida per chi non si accontenta e cerca sempre il passo successivo.
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A PRECURSOR NAMED ROBERTO
Smaniotto
Edizione Inglese
A Precursor Named Roberto
Autobiografia — English Edition
La versione in lingua inglese dell'autobiografia. La stessa storia di resilienza e visione internazionale, accessibile a un pubblico globale.
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Servizi per aziende
e start-up
01

Internazionalizzazione

Strategia di ingresso nei mercati esteri, selezione dei paesi target e definizione del modello distributivo più adatto alla tua offerta e alle tue risorse.

02

Reti vendita & partner

Costruzione e gestione di reti di agenti, distributori e partner locali nei principali mercati internazionali, con contratti strutturati e obiettivi chiari.

03

Brand & fiere di settore

Posizionamento del brand e promozione attraverso fiere ed eventi internazionali per creare visibilità, credibilità e contatti commerciali qualificati.

04

Mentoring per start-up

Supporto diretto a imprenditori e start-up industriali che vogliono portare il loro prodotto fuori dai confini italiani, evitando gli errori più comuni.

Quarant'anni di mercati internazionali.
Risultati definiti. Tempi certi. Prezzo fisso.

Ho lavorato per quarant'anni in 56 paesi su 5 continenti, costruendo reti distributive, aprendo mercati e accompagnando aziende italiane all'estero. Oggi metto quella esperienza a disposizione di startup e PMI in un formato semplice e concreto: pacchetti definiti, contenuto preciso, tempi certi e prezzo fisso. Nessuna sorpresa.

01

Paese in 30 giorni

Conosci il tuo prossimo mercato prima di investire un euro.

Entrare in un nuovo mercato senza informazioni affidabili è come navigare senza carta. Con questo pacchetto ricevi un'analisi completa del paese che hai nel mirino, costruita su quarant'anni di esperienza diretta. Non dati copiati da report generici: valutazioni concrete su cosa funziona davvero.

  • —Report scritto su potenziale di mercato, canali distributivi, concorrenza, barriere doganali e fiere di settore
  • —Call di presentazione per commentare insieme i risultati
  • —Piano d'azione con i passi operativi prioritari per i primi 90 giorni

Investimento

1.200 €

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Consegna entro 30 giorni dal briefing iniziale

02

Trova il tuo distributore

Il distributore giusto è la differenza tra entrare in un mercato e restare fuori.

Trovare un distributore affidabile all'estero non è questione di cercare su internet. Con questo pacchetto faccio il lavoro sul campo al posto tuo: identifico i candidati, li contatto direttamente e ti consegno un quadro chiaro su chi vale la pena incontrare — e perché.

  • —Ricerca mirata di 8–10 potenziali distributori selezionati per settore, dimensione e compatibilità
  • —Primo contatto diretto in lingua locale per verificare interesse e disponibilità
  • —Report finale con profilo di ogni contatto, risposte ricevute e shortlist ragionata dei più promettenti

Investimento

2.200 €

Scrivimi →

Consegna entro 45 giorni dal briefing e dai materiali aziendali

03

Primo passo export

Prima di partire, sapere dove andare.

Molte aziende hanno un prodotto competitivo e la voglia di esportare. Quello che manca è spesso la risposta a tre domande: siamo pronti? Quali mercati fanno al caso nostro? Da dove cominciamo? Questo pacchetto è pensato per chi vuole costruire una strategia solida prima di investire tempo e denaro.

  • —Call iniziale per analizzare insieme prodotto, posizionamento, risorse e obiettivi
  • —Documento con valutazione della readiness export, selezione di 2–3 mercati prioritari e roadmap per i primi 6 mesi
  • —Call finale di presentazione per commentare i risultati e definire i passi successivi

Investimento

800 €

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Consegna entro 20 giorni dalla call iniziale

Non sai quale pacchetto fa al caso tuo? Scrivimi — ti rispondo entro 24 ore.

I mercati internazionali
oggi
Opportunità
Asia-Pacific

Crescita strutturale

India e Sud-Est asiatico offrono spazi enormi per prodotti industriali tailor made. Il know-how italiano è molto apprezzato e ancora poco diffuso.

Opportunità
Middle East & Africa

Mercati in espansione

Bassa saturazione e grandi investimenti infrastrutturali. Le relazioni dirette e la presenza locale fanno la differenza più che altrove.

Selettivo
Europa

Qualità e differenziazione

Mercato maturo ma premiante per soluzioni ad alto contenuto tecnico e servizio personalizzato. La competizione richiede eccellenza e continuità.

Opportunità
Americas

Nearshoring & industria

Il ribilanciamento delle supply chain apre spazi per fornitori specializzati, specialmente in Messico e Brasile, con crescente domanda di soluzioni italiane.

Riflessioni dal campo
01
Febbraio 2026 · Start-up · Internazionalizzazione
I 5 errori che le start-up italiane fanno quando entrano nei mercati esteri
Li ho visti tutti. In trent'anni di lavoro nei mercati internazionali ho incontrato decine di imprenditori italiani brillanti, con prodotti eccellenti, che si sono fermati prima del traguardo. Non per mancanza di talento — per errori evitabili.
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02
Marzo 2026 · Brand building · Fiere
Perché le fiere internazionali sono ancora il miglior strumento nel B2B industriale
Nel mondo digitale si tende a sottovalutare il valore dell'incontro fisico. Ma nei mercati industriali, la presenza in fiera costruisce fiducia che i social non replicano.
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03
Aprile 2026 · Export · Mercati emergenti
Come ho portato un prodotto industriale in 56 paesi: il metodo che funziona
Non esiste una ricetta universale, ma ci sono principi fondamentali che ho applicato in trent'anni di lavoro sul campo — dalla prima fiera all'accordo con il distributore locale.
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04
Maggio 2026 · Mercati emergenti · Strategia
Mercati emergenti nel 2026: dove guardare, come muoversi
Il mondo si è frammentato. I mercati emergenti non sono più un blocco unico da inseguire — sono un arcipelago di opportunità che richiede selezione, metodo e presenza diretta.
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05
Giugno 2026 · Geopolitica · Export · Energia
Lo Stretto che ha cambiato tutto: geopolitica, energia e nuove mappe per l'export
La crisi dello Stretto di Hormuz del 2026 non è solo una storia di petrolio. È una storia di come si ridisegna la mappa del commercio internazionale — e di quali opportunità si aprano per chi sa leggere il cambiamento prima degli altri.
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06
Luglio 2026 · Geopolitica · Export · BRICS
La guerra che non finisce, il mondo che cambia: Russia-Ucraina, BRICS e nuove mappe per l'export italiano
Quattro anni e mezzo di conflitto russo-ucraino hanno lasciato un conto salato sul tavolo delle imprese italiane. Nel frattempo, un nuovo blocco economico cresce nel resto del mondo. Cosa significano questi due fenomeni per chi esporta made in Italy.
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Febbraio 2026 · Start-up · Internazionalizzazione

I 5 errori che le start-up italiane fanno quando entrano nei mercati esteri

Li ho visti tutti. In trent'anni di lavoro nei mercati internazionali — da Tokyo a São Paulo, da Dubai a Lagos — ho incontrato decine di imprenditori italiani brillanti, con prodotti eccellenti, che si sono fermati prima del traguardo. Non per mancanza di talento. Per errori evitabili.

L'Italia produce alcune delle migliori soluzioni industriali al mondo. Il nostro know-how manifatturiero, il design, la capacità di fare prodotti tailor made di altissima qualità: sono asset reali, riconosciuti ovunque io sia andato.

Ecco i cinque errori che vedo ripetersi, quasi senza eccezioni.

Errore 01

Pensare che un buon prodotto si venda da solo

In un mercato estero, nessuno ti conosce. Non hai storia locale, non hai referenze, non hai fiducia. E in molti mercati, soprattutto asiatici e mediorientali, la relazione precede sempre la transazione.

La lezione: Il prodotto apre la conversazione. La relazione chiude il contratto. Servono entrambi, in quest'ordine.
Errore 02

Scegliere il distributore sbagliato — e non cambiarlo mai

Un distributore non allineato ai tuoi valori, o che lavora già con tuoi concorrenti, blocca la crescita per anni. Ho visto aziende italiane intrappolate per cinque anni con un partner che non vendeva nulla, ma che deteneva legalmente il loro mercato.

La lezione: Scegli il distributore come sceglieresti un socio. Visita la sua sede, incontra il suo team, parla con i suoi clienti. E inserisci clausole di performance chiare fin dal primo giorno.
Errore 03

Sottovalutare il ruolo della lingua e della cultura locale

In Germania il cliente vuole dati e certificazioni. In Arabia Saudita vuole sapere con chi hai già lavorato nel paese. In Giappone il processo decisionale è collettivo e lentissimo, ma una volta firmato il contratto, è per sempre. Trattare questi mercati allo stesso modo è un errore che si paga caro.

La lezione: Prima di entrare in un mercato, studia come funziona, non solo quanto vale. Il costo di un consulente culturale è minimo rispetto agli errori che eviti.
Errore 04

Andare alle fiere senza una strategia — o non andarci affatto

C'è chi non va alle fiere, convinto che LinkedIn basti. E chi va, spende 50.000 euro di stand, e torna a casa senza un piano di follow-up. La fiera non è l'obiettivo — è il punto di partenza di una relazione che va coltivata con metodo.

La lezione: Pianifica il follow-up nei 30 giorni successivi alla fiera con la stessa cura con cui hai allestito lo stand.
Errore 05

Voler fare tutto da soli — e troppo in fretta

L'internazionalizzazione richiede tempo. I miei migliori risultati in nuovi mercati sono arrivati dopo 18-24 mesi di lavoro costante. Chi cerca la scorciatoia quasi mai la trova.

La lezione: Scegli uno o due mercati prioritari. Presidiamoli con continuità. La velocità arriva dopo, quando le fondamenta sono solide.

Questi cinque errori non sono teorie. Sono osservazioni accumulate in decenni, su mercati distantissimi tra loro. E la buona notizia è che sono tutti evitabili.

— Roberto Smaniotto
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Marzo 2026 · Brand building · Fiere internazionali

Perché le fiere internazionali sono ancora il miglior strumento nel B2B industriale

Ogni anno qualcuno mi dice che le fiere sono superate. Ogni anno torno da una fiera con contratti, partner e relazioni che nessun algoritmo avrebbe potuto generare.

In trent'anni ho partecipato a centinaia di fiere in ogni continente. La conclusione è netta: nel settore industriale, la fiera internazionale è ancora il punto di contatto più potente tra produttore e mercato.

La fiducia si costruisce di persona

Un buyer che sta valutando di acquistare un macchinario da 200.000 euro non firma un contratto dopo aver visto un video su YouTube. Ha bisogno di incontrarti, guardare il prodotto da vicino, capire chi sei come persona. Ho concluso partnership importanti con distributori asiatici dopo incontri iniziati a una fiera di Hannover.

La fiera qualifica il mercato in tre giorni

Una fiera ben scelta raccoglie in pochi giorni i principali attori del mercato. Quello che richiederebbe mesi di ricerca, la fiera lo comprime in tre giorni intensi: concorrenti, buyer, distributori, tendenze.

Il follow-up è dove si vince o si perde

Ho visto aziende spendere 60.000 euro per uno stand e tornare a casa senza un piano di follow-up. La fiera genera opportunità — non contratti. I contratti arrivano dal lavoro sistematico nei 30 giorni successivi.

Il digitale e la fiera non sono alternativi — sono complementari. Chi usa entrambi in modo integrato ha un vantaggio competitivo reale.

— Roberto Smaniotto
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Aprile 2026 · Export · Mercati emergenti

Come ho portato un prodotto industriale in 56 paesi: il metodo che funziona

Non è successo in un giorno, né in un anno. Cinquantasei paesi sono il risultato di trent'anni di lavoro metodico, relazioni costruite una per una e un approccio al mercato internazionale che ho affinato sbagliando, imparando e ricominciando.

Fase 1: scegliere i mercati con la testa, non con il cuore

La selezione del mercato deve partire da un'analisi fredda: dimensione, tasso di crescita, intensità competitiva, barriere normative, affinità con il prodotto, capacità di pagamento. Con questa griglia ho costruito una mappa di priorità che aggiornavo ogni due anni.

Fase 2: trovare il partner locale giusto

In quasi tutti i 56 paesi ho lavorato attraverso un distributore o agente locale. Il mio processo: almeno tre candidati per mercato, due incontri fisici, verifica delle referenze, analisi del portafoglio prodotti. Solo dopo questo percorso firmavo un contratto.

Fase 3: adattare il messaggio senza snaturare il prodotto

Ho imparato a costruire versioni diverse dello stesso messaggio. Il prodotto rimaneva identico. Cambiavano gli argomenti che usavo per valorizzarlo, i casi studio che citavo, il livello di dettaglio tecnico. Le cinque lingue che parlo hanno giocato un ruolo enorme in questo.

Fase 4: presidiare il mercato con continuità

Ho visitato ogni mercato attivo almeno due volte l'anno. Il mio obiettivo era essere percepito non come un fornitore estero, ma come un partner che capisce il mercato locale e ci investe. Questa percezione si costruisce con il tempo — non con le email.

Il prodotto italiano ha le carte in regola per competere ovunque nel mondo. Quello che spesso manca è l'approccio sistematico che trasforma un buon prodotto in un brand internazionale riconosciuto.

— Roberto Smaniotto
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Maggio 2026 · Mercati emergenti · Strategia

Mercati emergenti nel 2026: dove guardare, come muoversi

Il mondo si è frammentato. I mercati emergenti non sono più un blocco unico da inseguire — sono un arcipelago di opportunità che richiede selezione, metodo e presenza diretta. Chi lo capisce prima degli altri ha già un vantaggio.

Per anni ho sentito colleghi e imprenditori parlare dei mercati emergenti come se fossero una categoria omogenea. "Puntiamo sugli emergenti", dicevano. Ma quale? L'India non è l'Indonesia. Il Brasile non è l'Arabia Saudita. Il Vietnam non è il Marocco. Trattarli come un blocco unico è il primo errore — e spesso il più costoso.

Il contesto che stiamo vivendo

Il 2026 si presenta come un anno di selezione. Le economie emergenti crescono mediamente intorno al 4% — un vantaggio strutturale rispetto ai mercati avanzati, fermi al 3,1% (fonte: FMI). Ma crescita più alta non significa automaticamente opportunità più facile. Significa che i giocatori giusti, nei mercati giusti, con il metodo giusto, possono fare la differenza.

A questo si aggiunge una variabile che pochi considerano: il dollaro si sta indebolendo. Per molte economie emergenti, questo rappresenta un vento favorevole — meno pressione sul debito estero, maggiore capacità di importazione. Per le aziende italiane che esportano in euro, è un momento da non sottovalutare.

Dove guardare oggi

Tre aree meritano attenzione concreta nel 2026.

India e Sud-Est asiatico. India, Vietnam e Indonesia stanno attirando investimenti massicci in digitalizzazione e infrastrutture. La domanda di tecnologie industriali italiane — macchinari, soluzioni tailor made, componentistica avanzata — è reale e in crescita. Ho visitato questi mercati più volte negli ultimi anni: il rispetto per il know-how italiano è autentico, non di facciata.

Medio Oriente. L'Arabia Saudita con Vision 2030, gli Emirati con Expo e i grandi progetti infrastrutturali del Qatar stanno ridisegnando interi settori. Non si tratta di mercati di nicchia: sono cantieri da miliardi di euro che cercano fornitori specializzati, affidabili, con referenze solide. Le relazioni personali, qui più che altrove, precedono sempre il contratto.

America Latina. Il Brasile, grazie all'accordo UE-Mercosur, si sta aprendo come porta d'accesso all'intero blocco sudamericano. Il Messico, nel mezzo del ribilanciamento delle supply chain globali, offre spazi interessanti per fornitori industriali europei. Non sono mercati facili — ma per chi ha pazienza e metodo, offrono ritorni significativi.

Come muoversi: tre principi che non cambiano

Ho attraversato decine di mercati emergenti in trent'anni. Cambiano le valute, le lingue, le regole. Ma tre principi rimangono costanti.

Seleziona prima di muoverti. Non esistono mercati emergenti buoni o cattivi in assoluto. Esistono mercati giusti o sbagliati per il tuo prodotto, il tuo settore, le tue risorse. La selezione fredda — dimensione, crescita, concorrenza, barriere normative, affinità culturale — è il primo atto di qualsiasi strategia seria.

Presidia con continuità. Ho visitato ogni mercato attivo almeno due volte l'anno. Non per fare il punto della situazione — per essere percepito come un partner, non come un fornitore di passaggio. Nei mercati emergenti, la continuità della presenza è già un messaggio strategico.

Adatta il messaggio, non il prodotto. Il prodotto italiano è già forte. Quello che va adattato è il modo in cui lo racconti: gli argomenti che usi, i casi studio che citi, il livello di dettaglio tecnico. In Germania vuoi dati. In Arabia Saudita vuoi referenze. In India vuoi capire la struttura decisionale prima ancora di aprire bocca.

Il 2026 non è un anno per aspettare che i mercati si stabilizzino. È un anno per chi ha la lucidità di scegliere dove stare — e il metodo per starci davvero.

— Roberto Smaniotto
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Giugno 2026 · Geopolitica · Export · Energia

Lo Stretto che ha cambiato tutto: geopolitica, energia e nuove mappe per l'export

Ci sono eventi che sembrano lontani ma che, nel giro di settimane, entrano nelle fabbriche, nei listini prezzi, nei piani commerciali di migliaia di imprese. La crisi dello Stretto di Hormuz del 2026 è uno di questi. Non è soltanto una storia di petrolio e di guerre mediorientali: è una storia di come si ridisegna la mappa del commercio internazionale, e di quali opportunità si aprano per chi sa leggere il cambiamento prima degli altri.

Cosa è successo: il contesto in breve

Alla fine di febbraio 2026, a seguito degli attacchi militari congiunti di Stati Uniti e Israele contro l'Iran — e delle successive rappresaglie iraniane sulle infrastrutture energetiche del Golfo — lo Stretto di Hormuz ha subito una chiusura quasi totale. Un passaggio largo poco più di 50 chilometri, eppure responsabile di circa un quarto delle spedizioni globali di petrolio e un quinto del GNL mondiale.

Non si trattava di tensioni nuove: le schermaglie tra Iran, USA e Israele si erano intensificate per mesi, dopo il fallimento dei negoziati sul nucleare a Ginevra. Ma l'escalation del 2026 ha trasformato quello che era un rischio latente in uno shock sistemico reale. In pochi giorni, i premi assicurativi per le navi in transito sono triplicati. Le grandi compagnie di navigazione hanno sospeso i transiti. Circa 130 milioni di barili di greggio si sono ritrovati bloccati in petroliere ancorate nel Golfo, incapaci di consegnare il carico.

I numeri che pesano

Le reazioni dei mercati sono state immediate e brutali. Il Brent ha superato i 100 dollari al barile, con il WTI americano intorno ai 110 dollari — un rincaro di circa il 50% rispetto ai livelli pre-crisi. Le scorte mondiali si stanno avvicinando ai minimi degli ultimi dieci anni.

Sul fronte del gas, le quotazioni europee del TTF sono balzate a oltre 41 euro/MWh in media per il 2026, con previsioni di discesa verso i 30 euro solo nel 2027, se la situazione si stabilizza. Sul commercio globale, l'UNCTAD stima che la crisi frenerà gli scambi mondiali di merci fino a +1,5 punti percentuali in meno rispetto alle proiezioni originali. Il PIL globale rischia di scendere sotto il 2% nel 2026.

L'impatto non è uniforme: Russia e Nigeria, esportatori di idrocarburi lontani dal Golfo, paradossalmente ne beneficiano. Cina e India, che dipendono per circa l'80% dal petrolio e gas che transita per Hormuz, sono invece tra i più colpiti.

La supply chain globale sotto stress

Ciò che rende questa crisi strutturalmente diversa dalle precedenti non è tanto il rincaro energetico in sé, ma il fatto che un singolo punto di strozzatura abbia oscurato contemporaneamente flussi energetici, petrolchimici e materie prime che alimentano manifattura e agricoltura in tutto il mondo.

Per le aziende manifatturiere — chimica, metallurgia, gomma, moda — i rincari delle materie prime si sono moltiplicati. I tempi di consegna dalle rotte asiatiche si sono allungati fino a 15 giorni aggiuntivi, con noli marittimi in forte aumento. Il costo dei fertilizzanti ha trascinato con sé i prezzi alimentari. La catena si è accorciata nella velocità e allungata nel prezzo.

Cosa cambia per le imprese italiane e l'export

L'area del Golfo vale circa 18-20 miliardi di euro di export italiano annuo. A questi si aggiungono altri 20-30 miliardi destinati ai mercati asiatici che transitano lungo le stesse rotte. Il doppio blocco — Hormuz e Mar Rosso — ha creato un collo di bottiglia che comprime margini e visibilità commerciale.

Chi rischia di più? Le PMI legate a modelli logistici tradizionali, con supply chain monodirezionali e poca flessibilità nelle rotte. Il rischio concreto non è solo vendere meno, ma perdere posizioni competitive a favore di player locali o americani, meno esposti a queste rotte critiche.

Il Governo italiano ha risposto con una misura SIMEST da 800 milioni di euro a sostegno delle imprese esportatrici colpite dalla crisi: finanziamenti agevolati fino a 5 milioni per singola azienda, con sportello operativo dal 25 maggio al 31 dicembre 2026. Un segnale importante, anche se non sufficiente da solo a invertire le tendenze strutturali in atto.

Le opportunità per chi sa leggere il cambiamento

Ogni crisi ridisegna le mappe. Tre tendenze meritano attenzione strategica per chi lavora sui mercati internazionali.

01

Near-shoring e regionalizzazione

Il rallentamento delle rotte non è più un'emergenza temporanea, ma un segnale di mutamento strutturale. Le imprese più avvedute stanno spostando il baricentro verso l'area EMEA e i mercati di prossimità. Chi presidia mercati europei, nordafricani o dell'Europa dell'Est con strutture commerciali solide è oggi in vantaggio competitivo.

02

Diversificazione geografica verso mercati alternativi

Cresce l'interesse verso mercati meno dipendenti dalle rotte del Golfo: ASEAN, America Latina, Africa subsahariana. Non sono mercati di ripiego, ma opportunità strutturali che la crisi ha accelerato. Il SIMEST lo conferma con le misure "Africa" e "America Latina" tra le più richieste nel 2026.

03

Accelerazione verso l'energia rinnovabile e l'efficienza energetica

Paradossalmente, gli shock energetici accelerano la transizione. Le imprese manifatturiere che negli ultimi anni hanno investito in efficienza energetica si trovano oggi con costi di produzione significativamente più competitivi. Chi non l'ha fatto è sotto pressione doppia: costi elevati e margini compressi.

Cosa aspettarsi nei prossimi mesi

Lo scenario base del Centro Studi Confindustria ipotizza che un eventuale cessate il fuoco consenta la riapertura progressiva dello Stretto entro l'estate, con i prezzi del Brent che tornerebbero intorno agli 80 dollari entro fine 2026 e fino a 65 dollari nel 2027.

Ma anche dopo la riapertura dello Stretto, il rischio geopolitico associato a quella rotta è ormai strutturalmente prezzato nei mercati. Le imprese che torneranno semplicemente ai modelli pre-crisi senza ripensare la resilienza della supply chain rischiano di trovarsi impreparate alla prossima scossa.

Il punto di vista di chi lavora sull'internazionalizzazione

L'incertezza geopolitica non è più un'eccezione, è la nuova normalità. Chi costruisce le proprie strategie export su scenari stabili e lineari è sistematicamente in ritardo. Le domande che ogni imprenditore dovrebbe porsi oggi non sono "quando tornerà tutto normale", ma:

— Quanti mercati presidio con strutture commerciali autonome rispetto alle rotte critiche?

— Ho diversificato i fornitori e le rotte logistiche, o sono ancora dipendente da un singolo percorso?

— Sto sfruttando i mercati di prossimità come priorità strategica o come seconda scelta?

— Conosco gli strumenti SIMEST e ICE disponibili per questo momento specifico?

La crisi di Hormuz ha svelato una vulnerabilità che molti preferivano ignorare. Ma ha anche accelerato opportunità concrete per chi è disposto a ripensare il proprio modello di internazionalizzazione.

Se vuoi approfondire come adattare la tua strategia di ingresso nei mercati internazionali in questo contesto, scrivimi o lascia un commento qui sotto.

— Roberto Smaniotto
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Luglio 2026 · Geopolitica · Export · BRICS

La guerra che non finisce, il mondo che cambia: Russia-Ucraina, BRICS e nuove mappe per l'export italiano

Quattro anni e mezzo di conflitto russo-ucraino hanno lasciato un conto salato sul tavolo delle imprese italiane. Un conto che molti hanno già pagato — ma che in pochi hanno davvero capito fino in fondo. Mentre l'Occidente gestisce le conseguenze delle sue sanzioni, nel resto del mondo si sta riassemblando qualcosa di molto più grande: i BRICS.

La guerra che non finisce

I numeri parlano chiaro: tra il 2021 e il 2025, l'Italia ha accumulato circa 22,2 miliardi di euro di mancate esportazioni verso Russia e Ucraina, a cui si aggiungono circa 35,4 miliardi persi verso la Germania, trascinata in recessione dalla sua dipendenza energetica da Mosca. In totale, nel triennio 2022-2024 le conseguenze economiche dei conflitti si misurano in 171,4 miliardi di euro per il sistema Italia, pari in media al 2,9% del PIL annuo.

Non è guerra lontana. È export mancato, fatturato evaporato, distributori persi.

Cosa esportavamo e cosa resta

L'Italia esportava in Russia macchinari, moda, prodotti chimici e alimentari. Nel 2024 gli scambi tra Italia e Russia sono scesi a 7,8 miliardi di euro, con un calo del 65% rispetto al 2019, quando valevano 22 miliardi. Un mercato che non è sparito — è semplicemente diventato inaccessibile alle condizioni di prima.

Nel frattempo, con l'Ucraina si continua a commerciare in modo diverso: gli ucraini acquistano dall'Italia principalmente macchine per impieghi speciali, armi e munizioni, prodotti alimentari e bevande. Un mix che racconta una economia in assetto di guerra, non di sviluppo.

Tornare in Russia? Forse, ma non presto

Un'indagine di Promos Italia su circa cinquanta imprese già operative in Russia rileva che il 31% prevede di riprendere le attività in caso di stabilizzazione del conflitto, con impatto positivo sui ricavi. Sei imprese su dieci però prevedono un ritorno graduale, non immediato.

Giusto essere pragmatici. Nella mia esperienza, rientrare in un mercato dopo anni di assenza non è mai indolore: le reti distributive si sono riconfigurate, i concorrenti locali hanno preso spazio, il brand ha perso visibilità. Chi vorrà rientrare dovrà ricominciare quasi da zero, con investimenti e pazienza.

Il segnale

Diversificare non è un'opzione, è una necessità

Il direttore di Promos Italia lo dice esplicitamente: la guerra ha accelerato un processo di diversificazione dei mercati che oggi si dimostra essenziale per la crescita e la competitività. Quarant'anni di lavoro in 56 paesi mi hanno convinto di una cosa sola: le aziende che reggono alle crisi geopolitiche sono quelle che hanno costruito reti di mercato multiple, non quelle che puntano tutto su una sola area geografica.

I BRICS: il nuovo asse del commercio mondiale

I BRICS — nati vent'anni fa come sigla curiosa di un economista di Goldman Sachs — sono diventati un blocco geopolitico ed economico con peso reale. Oggi rappresentano il 40,4% della ricchezza globale e oltre la metà della popolazione mondiale. Con i nuovi partner entrati tra fine 2024 e inizio 2025, il blocco vale circa il 41,4% del PIL mondiale in parità di potere d'acquisto.

I nuovi ingressi ridisegnano la mappa: dal 2024 sono entrati Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia e Iran; nel 2025 si è aggiunta l'Indonesia. Parallelamente, decine di altri paesi hanno fatto domanda o espresso interesse. Non è un club esclusivo — è un progetto politico deliberato.

Cosa vogliono davvero?

Tre obiettivi concreti: ridurre la dipendenza dal dollaro, costruire un sistema di pagamento alternativo allo SWIFT (il "BRICS Pay"), e aumentare il peso politico del Sud globale nei consessi internazionali. Non tutti e tre si realizzeranno nei tempi annunciati — le divergenze interne sono reali. Si parla da tempo di togliere il dollaro come moneta di scambio, ma alla fine il dollaro resta ancora la valuta principale usata per le transazioni tra i membri stessi.

Ma attenzione: l'obiettivo non conta quanto la direzione di marcia. E la direzione è chiara.

Cosa cambia per chi esporta

I dazi di Trump hanno rafforzato lo sviluppo del commercio interno ai BRICS: nei primi sei mesi del 2025, gli scambi della Cina con i partner BRICS hanno superato gli 855 miliardi di dollari, con una crescita annua del 3,9%, rappresentando quasi il 28% del commercio estero complessivo cinese.

Tradotto in parole semplici: questi mercati stanno crescendo tra di loro. Chi vende macchinari, tecnologia, food, design — cioè il made in Italy — ha davanti mercati in espansione demografica e reddituale, con una domanda di qualità che si sposta proprio verso i segmenti dove l'Italia è competitiva.

La crescita media stimata nel blocco BRICS per il 2026 è del 3,7% annuo, contro l'1,1% medio del G7. L'Italia, da sola, si ferma allo 0,8%. I numeri dicono dove sta il potenziale.

Il punto pratico

Non si tratta di scegliere "con chi stare" geopoliticamente. Un'impresa che esporta non fa politica estera — fa business. Il punto è avere reti distributive attive nei mercati che crescono, essere presenti nelle fiere giuste, avere un distributore locale affidabile prima che il mercato si chiuda o si affolli.

Nei prossimi anni, chi non avrà ancora costruito una presenza nei mercati BRICS — India, Emirati, Vietnam, Indonesia, Brasile — potrebbe scoprire di essere arrivato tardi. E nel commercio internazionale, arrivare tardi costa il doppio.

Vuoi capire se la tua azienda è esposta a questi cambiamenti, o vuoi valutare un nuovo mercato prima che la finestra si chiuda? Scrivimi o lascia un commento qui sotto.

— Roberto Smaniotto
Parliamo del tuo
progetto internazionale

Hai un prodotto che vuoi portare nei mercati esteri? Stai costruendo una start-up e hai bisogno di capire da dove partire? O vuoi semplicemente confrontarti con qualcuno che ha percorso quella strada?

Sono disponibile per consulenze, sessioni di mentoring e collaborazioni strutturate. Scrivimi o chiamami — rispondo personalmente.

"Trent'anni di mercati internazionali non si imparano su Google. Si raccontano in una conversazione. Iniziamo."

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